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giovedì 10 febbraio 2011

da EDOARDO LANCI

credo che quello che segue non ha bisogno di presentazioni. per quanto mi riguarda è la battuta a cui sono più legato. legato si, non per motivi romanticamente ziccherosi anche se forse un motivo romantico c'è. Edoardo Lanci è un marchese, è un personaggio che mi porto avanti veramente da tanti anni, mi turba a volte e altre mi stupisce per ciò che pensa e che dice e che fa. durante una festa di compleanno un po particolare, quasi surreale ma assolutamente reale, forse anche troppo per lui, Edoardo si trova in una stanza affollata e (come spesso succede) completamente solo, con quel freddo dentro che neanche il suo migliore amico riesce a riscaldare. eppure il suo stato quasi catatonico non è privo di sentimento. è qui, proprio in questo punto, quando io stesso "vedendo la scena" mi chiedevo cosa sarebbe successo, temevo spaventosamente un ulteriore blocco di scrittura, e invece Edoardo, che fino ad allora era rimasto seduto ad osservare chi ballava, in un momento di silenzio e di risa che evaporano nella grande sala da ballo come ovattate da una campana di plastica che rendeva il suo isolamento forzato ed interiore ancora più acuto, Edoardo dico, si alza impiedi e, come se parlass con se stesso esprime tutto ciò che ha nel cuore...

"Scriverò per te le nuvole, e tutte parleranno del tuo amore; parlerò di te alle stelle, e queste mi risponderanno che sanno chi sei, perché sei un essere che discende da loro. Allora non mi rivolgerò più alla luna o alle stelle, descriverò il tuo cuore al sole e lui mi dirà che mi appartiene.
Niente al mondo potrà aiutarmi a descrivere quanto è pieno il mio cuore, e quanto l’amore delle mie viscere scivola e trabocca fino ai tuoi piedi; la mia carne, le mie ossa sono pervase di te.
Quando sono qui, nelle mie stanze, tra i miei libri, tra le mie cose, ho tutto e tutto mi manca. Perché l’aria leggera del tuo ricordo, così instabile mentre la sto afferrando tra le dita, mi sembra irraggiungibile. Un sogno nella veglia notturna, in cui l’oggetto amato, voluto e desiderato svanisce nel momento stesso in cui lo si è afferrato, e non si fa a tempo a dire “ecco sei mio” che si deve, con forza ammettere “non ti ho più”.
T’amo, t’amo come un germoglio ama l’albero da cui è nato, così vicino, così unico ma ad esso sempre si ispira e per tutta la vita cercherà di raggiungere le sue cime più alte, per sentirsi a lui più uguale.
Ti amo come l’inchiostro ama la pagina su cui è fissato in maniera indelebile, poiché solo così da senso alla sua esistenza.
Ho paura; temo di non aver il tempo. Ho paura di non riuscire a far di te ciò che ho nel cuore, con la paura e la speranza di peccare d’idolatria. Così lascio le mie parole al vento, all’alito che le trasporta al tuo cuore, e il loro significato alla tua anima"

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