Visualizzazioni totali

mercoledì 15 maggio 2013

La Biblioteca nel museo immaginato di Philippe Daverio



Non c'è casa che conti senza i caminetti e l'impiano termico, necessari al riscaldamento dei corpi. Non c'è casa che conti senza una biblioteca, necessaria al riscaldamento dello spirito

Philippe Daverio


Ironico, divertente, “alla mano”; chi ama Philippe Daverio (come lo amo io) potrà trovare in questo volume il perfetto stile del noto critico eclettico. L’autore infatti mette su carta in maniera perfetta, quasi maniacale nella sua semplicità, ciò che la maggior parte di noi amanti dell’arte e dei buoni libri abbiamo sempre immaginato: una casa ideale scrigno di comodità, convivialità e tesori d’arte figurativa, scultorea e libraria.

Daverio si sofferma alle opere pittoriche, anzi ai quadri (perché pittura sono anche le strisce pedonali) ma nel descrivere la collocazione ideale dei “suoi” quadri dà al lettore una bellissima panoramica di quella che è questa casa-museo.
Philippe, mi viene di chiamarlo così visto lo stile del libro, ti accompagna dalla porta d’ingresso a visitare la casa come si usa fare tra gli amici che si sono appena trasferiti o ancora tra i vicini in luoghi remoti della Sicilia, usanza che inorgoglisce i possessori di belle case più per saziare se stessi che per dovere i ospitalità; continua a descriverti brevemente il mobilio e perché ha deciso di appendere quel San Giorgio nel pensatoio o quella veduta di Venezia nella sala d’ingresso il tutto accompagnato tra le pagine dalle immagini dei dipinti in questione (ovviamente) ma anche dai disegni che raffigurano, in schizzi a matita, le stanze in cui stiamo per entrare.

Il resto della scrittura è tipicamente Daveriana, piena di chicche e di strizzatine d’occhio, profonda tanto da farmi sentire un imbecille ma con la delicatezza e il garbo di chi è consapevole della superiorità della propria cultura, acquistata con gli anni e con le amicizie fatte nel corso della propria vita (come si intuisce chiaramente nella sua nota nelle prime pagine del libro), con quel garbo, dicevo, della consapevolezza e l’intelligenza di non fartela pesare. Forse è proprio questo modo di porsi col lettore che suscita rispetto, perché leggendo non riesci a provare l’antipatia che si prova verso i saccenti e neanche l’abnegazione davanti all’uomo di cultura ma la voglia di continuare a stare in sua compagnia magari davanti ad un piatto di fichi e un Nero d’Avola.

Per il resto buon appetito!

Alfredo Polizzano

Nessun commento:

Posta un commento