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domenica 7 luglio 2013

Parlando Siculish



Questa non è per appassionati di musica popolare siciliana: chi si aspetta flauti cembali e strozzati cantanti neomelodici può benissimo passare avanti; quella di Konon non è musica per turisti, ma musica per siciliani, per italiani come siciliane e italiane sono le parole e le note che la compongono.
D’altra parte non si tratta neanche di un arido scimmiottamento della musica pop italiana, più o meno sapientemente tradotta in siciliano, ma di testi di cui si sente la profonda origine sabbiosa e umida della nostra terra.

Qualche settimana fa sono stato invitato da Konon stesso ad ascoltare lui e il suo gruppo all’interno di una manifestazione organizzata dall’associazione catanese Thamaia, una Onlus che lavora contro la violenza in special modo contro le donne e gli immigrati; già da tempo ero curioso di ascoltare che tipo di musica facessero. Conosco Konon da anni come amico, come filologo come artista ma mi incuriosiva l’idea e il risultato di questo suo ultimo lavoro che non esito a chiamare “studio” cioè Variazioni in siculish. Ne sono rimasto piacevolmente affascinato.

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In poche parole Variazioni in siculish, che nasce da una costola di Vossia (il suo lavoro precedente) “non è altro che la continuazione delle ricerche sul dialetto, un approfondimento sulle varianti meno studiate del siciliano e le differenze linguistiche tra le varie zone” dichiara Konon stesso e continua chiarendo che il siculish è una delle varianti meno conosciute del siciliano e, viste le proprie caratteristiche, impossibile da codificare: è una lingua nata ai primi del novecento quanto i migranti giunti nei paesi anglofoni crearono un linguaggio che mescolasse il siciliano da cui provenivano e la lingua del luogo; un linguaggio fatto di storpiature in cui l’italiano non era neanche contemplato in quanto lingua originariamente sconosciuta ai migranti stessi.

Chiarire in cosa consiste questo progetto sociolinguistico-musicale è di fondamentale importanza per capire la sua musica e i temi trattati dalle sue canzoni. Si parla di migranti, quindi, di terra, di appartenenza e non appartenenza, di sofferenza e disilluso senso di riscatto.

Come dicevo all’inizio non è la musichetta folcloristica fatta da pifferi e mandolini ma una musica estremamente contemporanea che si rifà, senza copiarla, alla più squisita tradizione sonora fatta di echi di antichissime corde di un’anima fortemente siciliana. Forse risente molto del siciliano dell’entroterra questa secchezza dei toni determinata da proverbi e assunti che hanno tutta l’aria di sentenze senza appello, che impongono il dovuto rispetto senza repliche, un po’ come quel rispetto insegnato a tutti noi bambini alle parole (spesso incomprensibili e storpiate) del vecchio patriarca zio.

Ogni parola è sentenza, ogni esperienza è tesoro conquistato col sangue. Ogni giorno, per un siciliano, è la consapevolezza che quel tesoro conquistato grammo dopo grammo con estrema fatica procurerà un godimento pari alla fatica avuta per averlo, il che porterà l’ago della bilancia “a paro”; e non può essere altrimenti perché tutto in Sicilia è equilibrio.

Questo equilibrio nella musica di Konon è chiaro; una musica in cui ogni nota alta è pareggiata da toni più bassi, in cui ogni speranza è bilanciata dall’esperienza in cui ogni voce è allo stesso tempo solista di un sentimento corale e coro di un intimismo profondo e opaco.

Ovviamente potrei continuare a scrivere per tutta la giornata analizzando canzone per canzone, sproloquiando su stile testi e sonorità, scelte strumentali e vocali ma sono fermamente convinto che la Musica va ascoltata e che ogni commento spesso è superfluo non perché non necessario ma perché a cuore e anima non appartiene lo stesso linguaggio artificiale che è proprio della mente; quindi vi consiglio di cercare i posti dove suonano Konon e il suo gruppo perché ne vale assolutamente la pena.

4 commenti:

  1. Grazie mille, penna sensibilissima.

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  2. Trovo questa nota dettagliata e precisa, scritta con tono colloquiale ma con esatta misura: un buon viatico insomma per farsi un'idea e conoscere Konon e il fenomeno del siculish.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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