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domenica 21 luglio 2013

Se la Gioconda fosse in 3D e Vivaldi in DS



Buon giorno cari, spero che la Biblioteca continui ad essere un luogo confortevole ed accogliente ma che soprattutto sia pieno di stimoli.
Molti musicisti, studiosi o direttori prendendo il posto dei filologi, utilizzano strumenti e tecniche d'epoca o riproduzioni in modo da rendere il suono più simile possibile a quello che aveva al momento in cui è stato composto; ma questo non sarebbe come ricostruire il tempio di apollo a Siracusa utilizzando l'acciaio?
Qualche tempo fa uscirono per una nota casa discografica le versioni “originali” di alcune opere compositive di notissimi musicisti del passato. In particolare faccio riferimento, per esempio, alle sinfonie di Beethoven con i metronomi originali. Il risultato è degno del Maesctro. Perché? Perché fastidiosamente e incredibilmente veloce, sembrava che il metronomo avesse perso il suo contrappeso. Un plauso al lavoro filologico di farci ascoltare le sinfonie con le stesse orecchie di chi le ha ascoltate la prima volta ma la sensazione di fastidio mi è rimasta appiccicata come una caramella alla suola delle scarpe.
Però, ora che ci penso, forse il pessimo risultato è dato dal fatto che l’operazione filologica è stata lasciata a metà. Ovvero è stato rispettato il metronomo, ma gli strumenti? Beethoven non ha di certo composto per l’acustica di una sala di registrazione ect ect…
Aspettando che qualcuno registri una edizione al 100% filologica (sempre che sia veramente necessario) intanto continuo con le mie riflessioni a tempo perso.
Gli strumenti musicali e le tonalità con cui viene oggi suonata la musica di cento o duecento anni fa ovviamente non sono gli/le stessi/e per cui quella musica è stata composta: i legni sono diversi, le tonalità musicali sono cambiate, i materiali degli strumenti e dei luoghi in cui ascoltare la musica sono cambiati i luoghi stessi sono diversi.
In realtà la grandezza dei compositori è stata data dalla loro fortuna poiché ciò che hanno composto risulta accettabile solo dalla sensibilità e dal cattivo gusto degli “uditori” del loro tempo visto che ciò che hanno fatto risulta una tortura auricolare? Oppure dovremmo accettarla così come è stata composta e concepita e apprezzarla per altro, senza giudicare bellezza e bruttezza ma solo il loro valore storico. Un po’ come si fa con le sculture neolitiche o l’architettura romanica?
Fino a che punto possiamo considerare un autore un grande autore se, nel corso dei secoli, adeguiamo l’esecuzione della sua musica al nostro gusto che cambia? Si può modificare un’opera pittorica quattrocentesca per adeguarla meglio al gusto del XI seco? Si può sostituire la Domus Aurea per renderla più eco-compatibile? Si possono ravvivare i colori di un Morandi per adeguare la sua pittura al gusto di uno spettatore televisivo? E le La Gioconda diventasse 3D?
Al contrario, fino a che punto è giusto essere filologici se il risultato è decisamente sgradevole?
In fondo forse, ma è solo una possibilità, bisogna perseguire il vero scopo della musica, ovvero quello di essere ascoltata e goduta; e quindi che ben vengano i violini con corde di crine e la Primavera di Botticelli ad Alta Definizione.
Aspettando che prima o poi riesca a trovare una soluzione a questo, mi ritiro.

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