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martedì 3 settembre 2013

L'importanza di chiamarsi Bellini



Eccoci qua, finite le vacanze estive? Per me si; anche se mi ostino a voler pensare di no e godermi questo meraviglioso e freddo clima settembrino. Pochissimo mare quest’anno ma tanta natura, camminate, bellezze naturali ed architettoniche, pace e relax. E ora mi vengono i brividi a pensare a quante cose ho da fare, da leggere e da scrivere.

Primo tra tutti questo blog per cui eccomi.
Ho deciso di inaugurare la stagione e il mese del mio compleanno con una serata davvero interessante: il concerto per l’inaugurazione delle celebrazioni belliniane tenuto nel cortile del Palazzo Platamone (Palazzo della Cultura) a Catania.
Felice nel ricordare la mia vacanza bavarese e approfittando del clima piacevolmente fresco ho deciso di scendere in bicicletta, facendo finta che anche a Catania sia normale usare la bicicletta come un qualsiasi altro mezzo di trasporto. Ci vuole un po’ di fantasia per farlo, lo ammetto, soprattutto nelle rotonde di Piazza Europa o di fronte alla stazione (dove ci vuole coraggio e inventiva per passare anche se hai un cingolato blindato).
Inutile scrivere che quando si va ad ascoltare della buona musica avendo nel cuore solo ed esclusivamente il gusto di ascoltarla, facendo finta di non notare la qualità migliore o peggiore delle esecuzioni rispetto ad altri concerti, essa può riuscire a creare certe magie inspiegabili, ritrovi cose perdute, e rivedi cose mai viste.

Forse bisognerebbe conoscere meglio i personaggi e i tessuti socio-politici della città e della regione; ovvero che orchestra e coro del Teatro Massimo V. Bellini, direttore e direttrice del coro ieri hanno suonato del tutto gratuitamente. Bisognerebbe sapere che da anni il teatro versa in bilico tra enorme successo di pubblico e imbecillità gestionali, tra abbassamento di qualità e imperterrito sostegno dei melomani più incalliti. Ogni anni sento dire, e leggo che il Teatro Massimo Vincenzo Bellini rischia la chiusura e tutto questo diventa insopportabile. Immaginare di vivere in una città senza il suo teatro d’opera, senza i suoi musicisti ed eventi musicali, senza i suoi laboratori, senza le maestranze che rendono possibile non solo la magia polverosa dell’apertura del sipario, ma anche la musica sotto le stelle in estate, anche questi concerti al palazzo della cultura, ebbene, immaginare di vivere in una città silenziosa sarebbe veramente drammatico; è un pensiero che ancora mi commuove e mi spaventa. A queste persone sento, anzi ho il bisogno di scrivere.
Questo è amore. Questo è amore per l’arte, per la musica, per la città e per tutti noi cittadini. Godere di una serata come quella perché hanno deciso di dare fiducia al governatore. Ieri pensavo: “ ma persone come loro, che da anni vengono pagati a singhiozzo, che spesso lavorano gratis, che vengono da decenni di pessima amministrazione, proteste e scioperi, e ciononostante riescono ad ogni esecuzione, ad ogni opera a regalare un lavoro ineccepibile ed entusiasmante; queste persone ancora intendono dare fiducia?”
Se non è amore questo! Pensandoci più approfonditamente, forse non è solo amore, forse amore è quello dei più giovani, forse il sentimento dei più vecchi (e nel teatro si invecchia molto prima) è quello di tenersi stretto quel poco che si ha visto che non potrà esserci un “altrove”. Forse è qualche altro il motivo o forse di motivi ce ne sono uno per ogni elemento dell’orchestra, del coro e per tutti quelli che ci lavorano. Ma a tutti loro va il mio più accorato e sincero ringraziamento e a loro deve andare tutto il nostro affetto. Nostro cioè di tutti! Anche di chi non glie ne frega nulla di teatro e di musica, anche di chi ascolta solo certa musica contemporanea magari masterizzata, anche di chi crede fermamente che Il Teatro sia una cosa indispensabile ma che non ci ha mai messo piede. Il TEATRO è fondamentale per una città tanto quanto gli uffici del comune o l’ ospedale, la sua orchestra, i suoi attori e cantanti sono importanti tanto quanto gli assessori, i vigili urbani o i medici: non importa se ci sei mai entrato o se ne hai mai avuto bisogno, non importa se approvi o no le sue scelte, non importa se applaudi o bui alle sue iniziative e ai suoi spettacoli! Il teatro va sostenuto da tutti! E quando si ha la fortuna, che molti catanesi danno per scontata, di avere un teatro come il nostro non la si può e non la si deve buttare via. E non ci sono se o ma che tengano, non ci sono priorità che reggano: è così e basta così come nessuno metterebbe in dubbio l’esistenza di un sindaco o la necessità di un supermercato. Se poi aggiungiamo che nessun catanese oserebbe mettere in discussione la necessità di avere uno stadio…

Credo di sapere quale sia il problema, ci vantiamo tanto delle vecchie glorie che non vediamo l’ora di chiudere le nuove glorie per poi poterne parlare con rammarico e nostalgia, dando la colpa sempre agli altri ovviamente.

Sapete che c’è? Anche io voglio avere la stessa fiducia che ieri sera gli artisti hanno mostrato verso le istituzioni, voglio averla nei confronti dei miei conterranei e di me stesso; perché gli aiuti istituzionali da soli non bastano se manca ciò per cui questa forma d’arte vive ovvero il sostegno, e la partecipazione del suo pubblico.

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