Visualizzazioni totali

martedì 26 novembre 2013

Sei evangelico ma ti accetto lo stesso

Io sono nato negli anni ottanta in un paese retrogrado del centro Sicilia. Alle elementari mi rifiutavo di recitare le preghiere mattutine perché evangelico e la maestra amava dare mostra della sua generosità e apertura mentale spiegando la cosa con una frase che ripeteva spesso: “bambini, Alfredo è evangelico per questo non recita le preghiere come tutti gli altri, ma anche se è diverso tutti noi dobbiamo rispettarlo perché è intelligente come tutti gli altri”.
Era una frase che le prime volte mi faceva sentire protetto dalla maestra, soprattutto quando mi prendeva da parte e diceva “non devi vergognarti di essere diverso perché io ti voglio bene lo stesso, come voglio bene a tutti gli altri”.
Ovviamente non durò molto, perché quella parola diverso non solo mi faceva sentire realmente diverso dagli altri ma dava ai miei compagni l’autorizzazione a considerarmi diverso da loro, uno strano, perché è inconcepibile un bambino che non è stato battezzato e che non festeggia la cresima come tutti gli altri e quindi discriminato. A questo punto devo sottolineare che la scuola era istituto laico per cui (ma questo avrebbero dovuto capirlo i miei genitori già allora) chi faceva qualcosa di sbagliato e fuori da ciò che dovrebbe essere la normalità era proprio la maestra e non io.
Poi sono cresciuto e pensando a quelle parole con rabbia ho capito che se in questa storia e si sotituisce la parola Evangelico con qualsiasi altra, le domande che ne vengono fuori sono sempre le stesse: Diverso da chi? Diverso perché?
La compassione non è amore perché nasce solo dall'ignoranza di chi vive ancora nel proprio "piccolo mondo antico". Se hai questo tipo di problema devi capire che il problema è solo tuo, puoi decidere se superarlo o voltarti dall'altra parte: a quel punto l'unico giudice sarà solo la tua coscienza.
È incredibile che per scrivere queste poche righe ci abbia messo parecchi minuti. Non è facile quando si ha il cuore gonfio di parole, il cervello che è un ribollire interminabile ed insopportabile di pensieri.
Si parla spesso e tanto di Libertà, di Rivendicazione, di Diritti, e tutti ne parlano come se fossero dei doni da elargire con la dovuta cautela e parsimonia; come se fossero dei regali natalizi costosi per cui bisogna pensare per tempo a come far quadrare i conti; e peggio ancora, chi ne parla lo fa come se fosse un favore, come se si aspettasse gratitudine.
Mi dispiace per la delusione che sentiranno molti, ma non è così. Uguaglianza non è un diritto né un dovere, è una realtà. Sbaglia chi crede che un omosessuale debba essere grato per le briciole concessegli da persone "illuminate e sensibili".
Vorrei mettere davanti ad uno specchio tutte quelle persone che dimostrano la propria sensibilità con la compassione, ebbene siete ridicoli! Ridicoli come chi, fino a qualche decennio fa, pensava che essere mancino fosse una malattia, come chi credeva che la dislessia fosse una malattia, come chi credeva che le donne con i capelli corti o con i pantaloni fossero perverse.
Ancora non riesco a capire come sia possibile perdere tempo a parlarne.
Eppure è la capacità di alcune persone che ti fa cadere nell’abisso, che nel momento più inaspettato di fa cedere il terreno sotto i piedi aprendo la voragine nera della devastazione e della paura. È una ferita che ancora dopo tanti anni, tante dure prove, dopo un percorso lungo e faticoso di consapevolezza, fa male. È come una pietra scagliata da un’antica mano, una nuova ferita inferta da chi non ti aspetteresti. È la “comprensione” di chi ti sta vicino e ti dice chiaramente “ ti voglio bene, ti rispetto, sei libero di fare quello che vuoi ma l’importante che lo fai in privato” (come se avessi bisogno del permesso di qualcuno per fare ciò che voglio e ciò che devo). Se avessi avuto un euro per tutte le volte che ho sentito questa frase, pronunciata in tv, adesso non sarei ricco ma sicuramente più tranquillo. Eppure a volte, questa frase, questo atteggiamento viene fuori da una persona vicina, da una persona casa, da un familiare e allora, quando ci sbatti il muso contro un martello di questo tipo, velato di omofobia, che è omofobia in senso stretto perché non generata dall’odio ma dalla paura e dalla ignoranza, allora, dicevo, cominci a collegare tutti i tasselli. Cominci a ricordare tutte quelle volte in cui “io vi inviterei volentieri a casa mia, ma i miei familiari non capirebbero, non sono aperti come me” oppure “per me non c’è differenza”. E quando ripensi a queste cose ti esce fuori come il vomito dopo un’indigestione, doloroso ma liberatorio, un “ ma chi te lo ha mai chiesto? Chi ti ha mai chiesto niente?”
Il problema è che, se proprio vogliamo sviscerare la situazione, in primo luogo io non ho mai chiesto nulla a nessuno, ho superato il problema dell’accettazione già all’asilo, quindi, se ti va di far parte della mia vita bene, altrimenti me ne farò una ragione; in secondo luogo ho razionalizzato di trovare insopportabili come i peli di gatto nella pannacotta tutte quelle persone (parenti stretti di solito) che si atteggiano con la stessa voglia di vivere delle dame della carità e con gli stessi occhi dell’ Orso Teddy Christmas Version, con quell’affetto così esagerato e malinconico che a modo suo vuole dirti “io sto dalla tua parte”. Ma perché? Da quale parte? E mi esplode questa irritazione cutanea che mi porterebbe a strapparmi la pelle: ma di che stiamo ancora  a parlare? Già solo il fatto che c’è chi si comporti in questo modo vuol dire solamente che c’è un problema ma che sta tutto nella testa di chi crede che sia un problema.
Muore un pezzo di me stesso ogni volta che apprendo del suicidio di un ragazzo o di una ragazza perché non riesce a sopportare il fatto di essere diverso, e con quanta commozione i genitori ammettono di non essergli stati vicini quanto avrebbero dovuto senza capire che quasi tutta la responsabilità di quella morte è spesso la loro. L’affetto e l’amore si mostra con intelligenza, non con ciò che si pensa essere giusto o normale perchè se sono i tuoi genitori stessi a farti sentire diverso, diverso dai tuoi fratelli, diverso dai tuoi compagni, diverso da loro stessi, non ci saranno leggi o programmi di recupero che bastino ad evitare un suicidio.
E infine a tutti quelli che si richiamano alla Bibbia come pretesto per ravvivare i roghi della discriminazione vorrei ricordare il primo rapporto tra due esseri umani riportato nella genesi, se Adamo avesse considerato Eva inquanto donna e quindi allontanata perché diversa da lui, il genere umano non esisterebbe affatto.
Ogni genitore, ogni insegnante, ognuno di noi davanti ad un qualsiasi essere umano dovrebbe porsi sempre questa domanda: diverso da chi? La risposta è più sorprendente di quanto si pensi.

Nessun commento:

Posta un commento