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lunedì 11 maggio 2015

Lo sterminio Nazista: una tragedia plurale



Perché continuare a parlare  ancora oggi dello sterminio nazista attraverso le azioni che lo hanno preceduto? Questo uno degli argomenti cardine di cui si è parlato durante la conferenza del 9 maggio che si è tenuta nella Biblioteca Navarria Crifò a cura dell’associazione “prof. Salvatore Navarria”.
A moderare l’incontro il Dottore di ricerca in filosofia del diritto Giuseppe Auletta, in quale, nella sua introduzione, rifletteva sulla sincerità della libertà di espressione e di opinione a fronte del linciaggio mediatico e la necessità di affrontare i fatti storici con obiettività e fuori da luoghi comuni.
Lo scopo auspicato dell’evento, nelle vicinanze di due anniversari importanti (il giorno della memoria e quello del ricordo) come sottolinea Carmelo Albanese, ricercatore dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana, nel suo intervento, è quello di affrontare l’importanza del dibattito che, secondo anche Auletta, soccombe davanti al politicamente corretto. Secondo Albanese è di capitale importanza affrontare l’opera di sterminio condotta dal nazismo partendo dal suo piano del nuovo ordine europeo. La necessità di conferenze come questa è quella di non nascondersi sotto l’ombra della memoria ma studiare gli stermini e la propaganda nazista per far si che ciò che ha portato in passato a tali tragedie non si ripeta più. Non solo il ricordo e il rammarico per ciò che è accaduto ma il dibattito e l’approfondimento dell’ideologia che l’ha causato. L’analisi di Albanese è quindi un sulle ideologie e la propaganda, la situazione sociopolitica ma anche dell’élite scientifica e intellettuale dell’Europa anteguerra.  
Estremamente stimolante l’intervento di Vivien Briante, relatrice in qualità di Presidente del consiglio della chiesa Valdese di Catania, che ha ritratto con chiarezza la situazione del dibattito religioso all’interno della chiesa protestante tedesca di fronte al partito nazional socialista a partire dagli anni ’30 del 1900. Partendo dal dato che la propaganda nazista riuscì ad introdursi perfino nei dibattiti teologici e nelle gerarchie ecclesiastiche, Briante, attraverso alcune citazioni storiografiche di grandissima importanza ha immerso l’attenzione dell’uditorio in quello che doveva essere il clima sociale e religioso della Germania nazista in particolare nella spaccatura tra la chiesa pro nazismo e quella della resistenza.
Nonostante il titolo della conferenza facesse, forse, intuire il dibattito su argomentazioni legate alle svariate vittime di quella definita come “tragedia plurale”, tema molto caro agli studi storici degli ultimi anni che pur senza sminuire in alcun modo quello ebraico, cominciano a parlare anche di quelli operati ai danni di altre comunità (omosessuali, sinti, dissidenti politici etc etc), le argomentazioni degli interventi hanno avuto il pregio di porre l’accento sul pericolosissimo stato sociale, dal punto di vista politico e religioso, della Germania degli anni ’30 alla fine della guerra. Tra le domande e gli interventi, interessante la testimonianza di Sara Crescimone la quale ha evidenziato l’impegno dell’associazione Open Mind di Catania nella lotta a tutte le forme di fascismo che, purtroppo, non sono del tutto scomparse e soprattutto nella ricerca delle identità delle vittime di tali ideologie tra cui un pastore valdese morto a Mauthausen a causa della propria omosessualità.

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