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giovedì 25 febbraio 2016

Frammenti di una confessione erotica



Si pone sotto gli occhi del lettore come un monologo teatrale, ed è così che bisogna leggere questi frammenti di una confessione erotica di cui la valente scrittrice Giovanna Nastasi fa partecipe il lettore. Monologo che, senza imbarazzo, si dipana come un velo nella mente del curioso che sfoglia le pagine del libro della Nastasi.
Nonostante il titolo indubbiamente audace non ci si trova dentro un orizzonte torbido di fatti avvenuti nell’oscurità e nel segreto, anzi l’esperienza erotica è tutta fatta di poesia e la delicatezza tipica di cui solo una scrittrice sensibile e colta è capace.
Un libro che alternando prosa e poesia racchiude la profonda sensualità che l’animo di una donna riesce a trasmettere attraverso i suoi occhi, i suoi gesti, la sua pelle; una sensualità fatta di tutta la delicatezza che il proprio essere di carne ed ossa riesce ad esprimere.
Una veste dal titolo forte, provocatorio che ha subito vari arresti e dinieghi che somigliano molto a veti censorii dalla sua pubblicazione eppure mi spiace deludere chi ha avuto l’ardire di giudicare un libro dalla copertina, dovrò deludere anche chi si aspetta di trovare una versione nostrana delle famose cinquanta sfumature, che pure tanto successo hanno avuto tra le librerie e i lettori, in questo caso non si parla di un romanzo erotico ma di pura poesia. La Nastasi esprime tutta la sensualità di una penna rivolta all’amore stesso ispirata spesso dall’ambiente che la circonda e a cui fa continuo riferimento, quell’ambiente, tipicamente siciliano denso di contrasti, di passioni forti e conflittuali e colori pastello come le delicate pennellate dell’aurora sul mare.
Proprio come in una confessione la Nastasi esprime in ogni parola la profonda bellezza della mente della relazione con l’Altro da se, del ricordo e di un sentimento, l’Amore mai reso banale o volgare ma puro in tutta la sua travolgente carica erotica ed emotiva.
Versi che parlano di libertà, di vita, sembra quasi di respirare l’aria fresca di un mattino tardo-estivo, di ascoltare un delicato satiro mentre soffia nel suo flauto mentre sta nascosto nella frescura della foresta quando sotto gli occhi del lettore scorrono le immagini di una vita sviscerata dall’IO interiore dell’autrice, il riflesso di una vita che la si può toccare con mano; il lettore si perde tra quelle parole, nella musicalità di quei versi che scandiscono nella pagina un tempo all’immaginazione.

Leopold Fizz Aaron

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