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martedì 22 marzo 2016

La necessità delle trivelle nel nostro sistema economico



Ieri ho visto un bellissimo documentario sullo sfruttamento del suolo ed in particolare sulle devastazioni operate all’ambiente, sia terrestre che marino, dato da ciò che comportano queste trivellazioni.
Non molti sanno, o meglio non riflettono sul fatto che una l’estrazione di materiale dal sottosuolo non si opera con un buco per terra ma con la costruzione di impianti giganteschi che sistruggono la superfice (boschi, foreste, praterie, fondali marini) e di conseguenza hanno effetti non solo sugli esseri viventi che vi abitano, siano essi animali o umani, ma anche sul clima e sul modo di vivere in quella zona e nelle zone circostanti. Appiattire una collina per costruirci sopra un impianto ha delle conseguenze gravissime sui venti per esempio o sullo smaltimento delle acque piovane che per secoli hanno forgiato quella collina. Lo stesso avviene per i fondali: una trivella non è una cannuccia che si affonda nel bicchiere del mediterraneo risucchiandone il contenuto ma distrugge il fondale, la vegetazione che lo popola e la forma stessa del fondale, per fare un esempio banale lo stesso discorso che vale per le colline e per i venti funziona anche per i fondali e le onde, le correnti eccetera.
Ovviamente alle conseguenze e a come ovviare ai problemi che queste potrebbero causare ci hanno pensato illustri ingegneri pagati a duopo per cui possiamo stare tranquilli.  
In fondo dovremmo avere grande fiducia nella capacità che ha l’uomo di controllare e sottomettere la natura e noi che viviamo in un territorio a perenne rischio geologico lo sappiamo bene.
I punti del documentario che mi hanno fatto riflettere sono tre talmente ovvi che mi stupisco anche a scriverne ma pare necessario.
Il primo è il principio di benessere economico che dovrebbe essere basato su una logica di richiesta/offerta quindi si capisce da subito che una logica di ricchezza basata sullo sfruttamento di una risorsa, scarsa per altro è già fallimentare a priori. Cerco di spiegarmi meglio. Da che l’uomo esiste il commercio, il benessere e la ricchezza si è sempre basata sulla vendita di ciò che si produce; sulla produzione di beni, quindi, che produce posti di lavoro, produce vendita e quindi ricchezza, esportazione/importazione e scambio. Basterebbe solo questo a far capire che scavare per trovare qualcosa che, mi si perdoni l’ironia, andrà in fumo non è il modo migliore per migliorare un sistema economico in crisi.
In secondo luogo non sarebbe meglio valorizzare quelle risorse che la terra ci da gratuitamente invece che distruggerle? Soprattutto in una terra come la nostra, un’isola al centro del mediterraneo, con un ecosistema meraviglioso e popolato di quanto di più bello la natura possa offrire non sarebbe contro ogni logica devastare l’ecosistema di un mare che da secoli ci fornisce cibo, turismo, cultura?

L’ultimo punto è quello che mi sta più a cuore, ovvero la domanda che in questi casi agisce come un martello nelle pie povere cellule celebrali e alla quale non riesco a dare una risposta soddisfacente: perché? O meglio, è veramente necessario?
Si sa che le risorse del sottosuolo non sono infinite anzi sono ormai scarse ma seppure dovessero durare qualche centinaio d’anni prima o poi si estingueranno e ci si ritroverebbe di nuovo al punto di partenza. Sempre in una logica economica non sarebbe più sensato investire su beni inesauribili come il sole o il vento di cui la nostra isola è ricchissima? Certo, anche il sole prima o poi si estinguerà, ma sicuramente più tardi rispetto alle risorse del sottosuolo e comunque a quel punto i problemi di cui preoccuparsi non sarebbero più il carburante ma la sopravvivenza stessa.
Non sarebbe più sensato ricoprire i tetti di pannelli solari? Anche utilizzando solo i tetti dei palazzi governativi si produrrebbe talmente tanta energia da vivere per sempre senza spendere un soldo e risorse del pianeta; inoltre la loro produzione, istallazione e manutenzione e potenziamento creerebbe abbastanza posti di lavoro specializzati e non da dar da mangiare a migliaia di famiglie. Lo stesso vale per l’eolico che darebbe da vivere e autosufficienza energetica alle nostre campagne senza intaccare minimamente l’ecosistema.
Le mie non sono riflessioni ideologiche di un ecologista legato agli ideali, seppur lo sono, ma sono punti di puro buonsenso e ragionamento economico, di logica di investimento e ricchezza e spero che possano essere punti su cui ognuno e ognuna di noi possa riflettere quando andrà a votare al referendum il prossimo 17 aprile


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