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venerdì 7 ottobre 2016

INNAMORATI tragicommedia della purificazione



C’è tutta la catanesità di Martoglio e l’innovazione prorompente e audace della Kane in INNAMORATI, tragicommedia della purificazione;
Uno spettacolo in cui i personaggi modellano un tessuto sociale di quartiere dal quale essi stessi vengono modellati assumendo le forme di un gruppo di marionette mosse dai fili di un burattinaio che forse a sua volta altro non è che un burattino esso stesso per mano di un potere ancora più oscuro ed inquietante. Tutto si sviluppa dalla consapevolezza di una trama già scritta, indotti ad affrontare una via crucis contro la quale provano con tutti i loro mezzi di ribellarsi e facendolo non fanno altro che rispettare gli episodi della passione di un Cristo contemporaneo che non è più la sofferenza di un unico salvatore ma di una intera società incapace di intuire la missione salvifica di ciò che sta vivendo. La drammaturgia schietta e feroce trasuda della migliore tradizione teatrale italiana, dalla Nuova Drammaturgia Napoletana, in cui sembra quasi che De Simone abbia per un attimo abbandonato l’idioma partenopeo per calarsi nella sagacia tagliente etnea dando l’avvio ad una commedia che cattura lo spettatore dal dramma pirandelliano fino alla profondità di Ruccello in cui ogni personaggio viene sviscerato, accusato, compreso ma mai compatito. Diventa evidente così, fin dal secondo episodio, che ci si trova davanti ad un’opera in cui è inutile trovare la logica se ci si vuole far colpire e trasportare dal senso profondo di una intera vita. L’amore è il filo conduttore di tutto, tra passato e futuro: l’eterno presente; quell’amore malato, sbagliato, aborrito, negato, voluto, combattuto, comprato, rifiutato, rinnegato è sempre presente in ogni parola, in ogni gesto, come una presenza a tratti discreta a tratti spudorata ma sempre presente.


Apprezzabile e coinvolgente l’interpretazione degli e delle interpreti che hanno saputo, con maestria e preparazione, rendere i personaggi persone vive, capaci di saper dialogare con un pubblico divertito e attonito, stupito e spaventato, senza mai però interagire con lui, almeno apparentemente, poiché, più o meno inconsapevolmente gli spettatori stessi sono diventati personaggi di questa grande tragedia il cui ruolo è quello di spettatore, divertito e inorridito per ciò che accade tra i quartieri di Bogotà Jonica. Magistrale l’interpretazione dell’intero cast composto da Roberta Amato, Gianmarco Arcadipane, Alessandra Barbagallo, Egle Doria, Paolo Toti Guagenti, Silvio Laviano, Giada Morreale, Vincenzo Ricca e Diego Rifici che, a seconda dei talenti drammatici di ognuno ha saputo rendere efficacemente sulla propria carne quella Passione come Moto dell’anima incarnato, necessaria ai personaggi.
Una parola va spesa anche per l’allestimento, semplice e propedeutico alla dramamturgia, come teatro contemporaneo impone, ma mai insensato, anzi preciso e incisivo in cui l’atmosfera culturale forte e basica del Teatro Coppola ha giocato un ruolo fondamentale senza però caratterizzare troppo il dramma in se, che ha tutte le caratteristiche della grande letteratura teatrale, capace di far entrare lo spettatore nella vita dei personaggi indipendentemente dal teatro che li accoglie.
Uno spettacolo assolutamente consigliato che non lascia lo spettatore deluso dalle migliori aspettative; una di quelle opere che necessitano di qualche ora per essere interiorizzate, tante sono le energie forti che riesce a sviluppare. Nonostante tutto lasci intuire che ogni sforzo di ribellione per questi "burattini" è inutile, perché c’è sempre qualcuno più forte anche di chi sembra comandare, è impossibile far ritorno a casa propria indifferente alla forza interiore della speranza accesa dall’amore con cui INNAMORATI ti ha investito.
Alfredo Polizzano

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