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lunedì 2 ottobre 2017

Non so se è la pioggia ma sono felice e tanto basta

Piove, quasi improvvisamente e io che approfittando del sole pomeridiano di questo pomeriggio, sabato pomeriggio, ho steso le lenzuola. Piove, non riesco ad innervosirmi per nulla al mondo quando piove, neanche quando so che tra mezz'ora dovrò chiudere la libreria e andare a prendere un bus per Siracusa. 
Felpa, cappuccio, tolgo gli occhiali per evitare che si bagnino, anche se so che qualche goccia mi costringerà ugualmente a pulirli (quanto trovo noioso pulire gli occhiali!), e via tra i marciapiedi lucenti e il bagliore dei lampioni riflessi sulla nera pietra lavica simile ad ossidiana. Sembrerà di camminare sul vetro, o su un mobile laccato nero come quei pavimenti degli anni novanta di marmo nero, cocì lucido e lindo che avresti voluto volarci sopra pur di non lasciare aloni, sempre odorosi di mastro lindo al limone.

Piove, e mi ricorda che ho dimentcato l'ombrello. Rilassante e rassicurante il rumore della pioggia durante un viaggio in cui non sei tu a guidare; è freddo e umido ma pazienza. Le ossa urlano vendetta da quasta mattina: questo è il periodo dell'anno in cui il dolore mi costringe a contare una per una tutti i legamenti, le giunture, i nervi di cui il mio corpo è costituito. Un dolore sordo simile all'angoscia che sopporto fin da quando ero bambino. Nella mente di un bambino il proprio corpo è l'involucro che da forma all'essenza umana. Prima dei dieci anni ero solo Alfredo con tutto ciò che questo poteva significare, occhi azzurri, capelli inspiegabilmente difficili da sistemare, mani, gambe non erano altro che caratteristiche come la mia curiosità o la capacità di restare immobile durante le visite parentali della domenica pomeriggio.

Ora capisco che anca, ginocchio e caviglia sono solo un piccolo prezzo da pagare (pagare a chi e perchè?). No, non un prezzo, sono una eredità di famiglia. Una cosa del tipo: "cosa ti ha lasciato tuo nonno morendo? - i reumatismi.

Inesieme all'odore e al rumore della pioggia c'è quella sensazone strana di passare una serata tranquilla, una pizza, un film e fragranti braccia che mi fanno da coperta. E' strano come una sensazione riesca a far parte della tua vita così timidamente ma così prepotentemente. Dormire confortato da un leggerissimo contatto fisico, il palmo della mano accanto alla gamba, il suono di un resporo, sentire il braccio che, nella notte, mi cerca per essere sicuro che ci sono.

Non so se è il umore della pioggia, la prospettiva per la serata o la consapevolezza dolorosa del mio corpo ma so di essere felice, e tanto basta per godere di questo momento.

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