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mercoledì 21 febbraio 2018

Toulouse Lautrec Imbarazzante

Si propone come un viaggio nella Parigi di Toulouse Lautrec con tutti i suoi fasti effimeri e le gioie fugaci di una notte di follia.
Visitabile al Palazzo della Cultura fino al 3 giugno 2018, la mostra è stata curata da Stefano Zuffi col patrocinio dell’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della regione Sicilia, promossa dal Comune di Catania in collaborazione con Herakleidon Museum di Atene.
Divisa in undici sezioni tematiche vi si accede dalla prima sala in cui un video a tutta parete manda a ripetizione un mini documentario sulla vita del celebre artista francese. Sala troppo piccola per un impianto audio-video così grande ma, siamo solo all’inizio quindi le speranze rimangono al massimo. La prima sala è fatta solo per una infarinatura su ciò che si sta andando a vedere. Il volume forse troppo alto accompagna il visitatore anche nella seconda sala. Nonostante l’audioguida racconti ancora una volta la vita di Lautrec si fa quasi fatica a sentirla; poco male perchè anche in questa viene raccontata in maniera cronologica, ancora una volta, la biografia del talentuoso nobile e i vari personaggi che hanno caratterizzato la sua vita. Finalmente la mostra vera e propria può cominciare con un interessante allestimento essenziale sulla stampa litografica che da il via alla sua produzione pubblicitaria.
Chi conosce anche sommariamente Toulouse Lautrec e la sua opera non si aspetterà di certo che gli enormi pannelli del D’Orsay siano stati trasportati a Catania e questo alimenta ancora di più la nostra curiosità, ansiosi di vedere di persona i grandi famosi manifesti che, ancora oggi, è possibile ritrovare per le vie di Montmartre o Pigalle. Spesso si lamentano didascalie incomplete. In questo alcune lo sono anche troppo visto che presentano opere “non presenti”.
Yvette Guilbert
Le sale contengono superficiali approfondimenti sui personaggi per cui ha lavorato evitando che il visitatore si sporchi troppo nell’immergersi adeguatamente in quella che era la vivacità parigina, con battute o motti che strizzano l’occhio a quell’umorismo per bene che dovrebbe, credo, essere considerato simpatico. Si prediligono, appunto, sezioni tematiche al rispetto cronologico per cui superando quella dedicata a Yvette Guilbert con tutto il  sensuale e provocatorio atteggiamento della cantante, si passa ai teneri disegni giovanili. Sull’inutilità imbarazzante di una finta teca al centro di quest’ultima sala non so pronunciarmi proprio perchè se mi sforzarsi di farlo la giudicherei se non proprio superflua, pacchiana e di infima qualità. Fa sorridere, anche questa potrebbe essere espressione di quel garbato umorismo? A questo punto, a discapito della voglia di ammirare le bellissime pagine di un album dedicato alla diva parigina, conviene abbandonare l’assuefazione forzata alla sua voce seguendo le melodie della danza infernale dell’Orfeo per raggiungere la sala successiva.
cartellone visibile in mostra
Sezione dedicata ai disegni che ritraggono personaggi famosi anche solo per una stagione che sarebbero passati inosservati se Lautrec non li avesse consegnati alla storia, così dice la guida audio. Infatti tra questi vi si trova, tra le altre, una bellissima opera che ritrae Chocolat, celebre artista nero a cui è stato dedicato un meraviglioso film neanche troppi anni fa; e Sara Bernhardt. Che quest’ultima sia una delle più grandi attrici mai esistite deve essere sfuggito a qualcuno. Preferiamo pensare che scivoloni come questo siano dovuti al fatto che queste opere non erano pensate per questa sezione.
cartellone visibile in mostra
Una piacevole sorpresa è riservata dalla sala creata per far assaporare davvero al visitatore avido di curiosità, la favolosa vita nei teatri di Montmartre la quale si scopre essere incredibilmente simile ad un bar di paese degli anni settanta durante una festa padronale nella sua accezione così  più nostalgicamente triste. La Ville Lumière ridotta a due fili di lucine bianche in una sala vuota. Niente assenzio, neanche finto, niente cartonati a grandezza naturale, niente gatti neri, niente eccessi ma solo un ricordo morigerato e casto su cui fa capolino un video che ritrae delle ballerine, come un ricordo sbiadito. Sarebbe bello pensare che tale allestimento abbia un insegnamento morale, ovvero il gusto amaro di una sala da ballo ripulita immediatamente dopo una festa sfrenata e finita troppo presto.
Abbandonate le presunte riflessioni morali ci si tuffa in una sala che dovrebbe essere interattiva grazie ad una idea davvero interessante. Il visitatore è letteralmente immerso tra la folla di una Parigi festosa e allegra. Se non fosse che la composizione delle pareti in una stanza piccola per questa istallazione rende l’esperienza confusa e sgranata, pertanto completamente inutile. Peccato, davvero peccato. L’impressione generale è che si tratti di una mostra potenzialmente coinvolgente ma non curata a sufficienza, senza una direzione precisa, sopratutto distribuita male, tanto è vero che l’unica idea davvero riuscita è la ricostruzione di un boudoir con tanto di proiezione per adulti. Una divisione meglio studiata avrebbe reso la visita davvero una esperienza unica.
Toulouse Lautrec
Non sono sicuro che lo stesso Toulouse Lautrec sarebbe rimasto vagamente soddisfatto di questa mostra, tanto più che è dedicata alla sua vita piuttosto che alla sua produzione artistica, o meglio attraverso quest’ultima. Lui, uomo di spiccata finezza culturale avrebbe amato le belle pubblicazioni esposte ma non avrebbe approvato la loro dispersione negli ambienti. Lui così ironico, dissacrante, amante della vita e attento a quanto questa sia breve, si sarebbe con ogni probabilità annoiato. Mancano la gioia, l’ironia, la bellezza effimera della sensualità provocante; sostituite da informazioni sommarie spesso ripetute più e più volte come l’ossessionante musica che riempie gli ambienti.
Possibile che lo scopo di quest’ultima fosse quella di creare la sensazione di nausea post sbornia da assenzio? In questo caso mi scuso per non aver colto immediatamente. Così come risulta difficile cogliere lo scopo stesso della mostra. La cartellonistica lascia intendere sia dedicata a Lautrec ma se così fosse sarebbe eufemisticamente incompleta. Forse la Paris fin de siecle? Forse i personaggi che l’anno resa La città più bella del mondo? Forse tutto insieme? L’ambizione di raccontare tutta Parigi all’interno di una sola mostra è talmente pretenziosa che nella stessa esistono tanti spazi differenti quanti sono gli aspetti che l’anno resa straordinaria.


Una nota positiva in tutto questo c’è. Se non siete mai stati a Parigi, lo shop fornisce un bell’esempio dei negozi turistici che popolano il centro della capitale francese. I prezzi sono più alti ma almeno avete risparmiato il costo del volo.

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