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venerdì 25 febbraio 2011

quando ci vuole ci vuole!

propio non ci siamo, proprio no. quando si riuscirà (di nuovo) a distinguere un negozio da pescivendolo da una libreria?
ho nostalgia, tanta nostalgia di quei tempi in cui si entrava in un luogo sacro con religioso silenzio e rispetto e devozione e non mi riferisco solamente alle chiese dove cellulari e cicalecci continuano a disturbare perfino durante funerali solenni, neanche di teatri dove gli stessi disturbano imperterriti durante le opere più sacre e intime; uno sguardo commosso, contrito e pieno di comprensione va alle librerie.
una libreria di cui sono cliente da qualche anno ha inaugurato una nuova sede la settimana scorsa. dopo la serata a cui non potevo mancare giusto per dare un saluto ai cari proprietari, ci sono tornato con più tranquillità, giusto per assaporare quel gusto tutto mio della scoperta di una nuova libreria, con l'odore delle vernici degli scaffali ancora nell'aria e con i muri e i pavimebti che sembrano dirti sorridenti "vieni accomodati, leggi". amo perdermi tra scaffali colmi di volumi che aspettano solo di essere presi, amati, odiati, respinti, conquistati.
ultimamente sto approfondendo l'argomento del romanzo storico o meglio il giallo storico, in effetti non è una cosa tutta nuova, ma è il primo amore da quando ho letto il mio primo romanzo tanti anni or sono: il nome della rosa in versione integrale...come non innamorarsi della letteratura e di questo genere di letteratura dopo aver letto un simile capolavoro?
sto ancora divagando, comunque sia salgo al terzo piano, dove si trovano gli scaffali con vlumi di questo genere. ora sarebbe meglio specificare che, essendo la libreria al suo primo giorno effettivo di apertura il terzo piano era ancora un poco da sistemare e a parte un meraviglioso angolo/salottino per la lettura gli scaffali davano un senso di scarno, ma va bene così, visto che i piani di sotto non lasciavano nulla da ridire. intento a scavare tra una ventina di libri commerciali dal valore letterario discutibile in silenzio o bofonchiando qualcosa vengo barbaramente distratto da una voce tutt'altro che aggraziata di una borghesucola con la permanente fresca e truccata come una gran dama con gioielli e tappezzerie che la ricoprivano che io non userei neanche per far giocare il mio gatto. la cara disturbatrice scambiava opinioni assai poco lusinghiere ad alta voce col marito che si trovava dall'altra parte della stanza. ora, questo tipo di libreria è fatta per vendere libri commerciali, novità editoriali che spesso non consacreranno gli autori se non per qualche settimana, e per dare la maggiore diffusione a premi strega eccetera, sicuramente non è il tipo di libreria in cui comprerei ad occhi chiusi sicuro di aver acquistato grande letteratura, però è questo il suo fascino per me, quello cioè della scoperta, dello scovare un autore sconosciuto, e non credo ci sia bisogno di urlare come una pescivendola chiedendo consigli su cosa leggere.
io e qualche altro continuiamo a sfogliare silenziosi i libri più curiosi scambiandoci occhiatine ironiche sul comportamento della disturbatrice fino a quando non so per quale motivo comincia a sbandierare la sua disapprovazione.
urge puntualizzare: se fosse una questione sulla qualità dei libri lo capirei, è legittimo. anche io sono uscito spesso sconsolato da alcune librerie perchè non ho trovato per quel mese nulla di interessante da comprare, ma no, la signora ha improrogabilmente deciso di dissociarsi perchè? non c'era una commessa disposta a seguirla e consigliarla, inoltre sotto casa sua è stata aperta la feltrinelli giusto sotto casa. sarà bene dire, per chi forse non è pratico di catania che indicare la vicinanza di un negozio ritenuto prestigioso alla propria abitazione per alcuni aumenta il valore della stessa tantopiù che la signora in questione teneva a far sapere persino al povero Gabriele D'Annunzio posto nel secondo scaffale due piani più giù della sezione gialli e stranieri dove ci trovavamo che casa sua era proprio sopra alla feltrinelli ovvero in piena via etnea vicino all'incrocio di via venti settembre, insomme era una persona importante...vestita da "lavannara arripudduta" aggiungo io; e come se non bastasse alla feltrinelli avrebbe avuto decine e decine di commessi/e disposti a seguirla, consigliarla e scambiare dibattitiletterari sui suoi acquisti...con tutta la simpatia per i commessi che spesso ho trovato competenti ed efficenti credo che anche loro abbiano di meglio da fare.
si scende al secondo piano, ho tra le mani un paio di libri e una carta regalo, non resisto nel regalare a qualche amico un romanzo che ho amato e un'ombra bizzarra e nana mi si avvicina sul lato sinistro...quando assorto nei miei pensieri vengo strattonato giù dalla fantasia del mio mondo immaginario dall'arrogante bisbetica che mi urla direttamente all'interno della tromba di eustachio dall'alto dei suoi tacco 8 modello zampogna "LEI è PRIMA DI ME!" e, facendo un grosso balzo in avanti, "PASSO AVANTI MA SOLO PER POGGIARE LE MIE COSE"
anche chi non mi conosce, avendo letto quello che ho scritto fino ad ora, può immaginare la mia faccia, tra lo stralunato e il discustato, rispondere un incredulo e timido "prego".
è il mio turno sto per pagare e...
"IO VOGLIO DISSOCIARMI, PRENDO IL LIBRO CHE MI SPETTA IN REGALO E POI NON METTERò MAI PIù PIEDE IN QUESTA ORRENDA LIBRERIA IO...(pausa necessaria ad attirare l'attenziona) VADO ALLA FELTRINELLI!"
"auguri" mi sarebbe venuto da rispondere...
tralascio ciò che succede nel frattempo in cui ha dimostrato ampiamente di essere non solo una lavandaia (con tutto il rispetto per le lavandaie) ma anche ignorante, pigra, boriosa e che probabilmente l'unico libro che abbia mai letto dall'inizio alla fine è la biografia di Antonella Clerici.
vado per uscire dopo aver scambiato due chiacchiere con un'amica alla cassa e chi mi devo scendere, anzi rotolare giù per le scale più inviperita che mai?
ebbene si, la tizia (non riesco a scrivere signora...forse per il freddo alle dita).
"VOGLIO PARLARE CON UN SUPERIORE, DEVO FARE DELLE DIMOSTRANZE CONTRO QUELLA CHE STA DI SOPRA"
ovviamente chi era alla cassa le ha risposto con l'educazione e il rispetto che si deve ad una cliente quando, arrivato davanti alla porta torno indietro...sono sereno e seccato, seriamente seccato
"scusi, (alla scocciatrice) con chi devo parlare per delle rimostranze su di lei? mezz'ora fa si vantava del fatto che nell'altra libreria era tanto amica della prorpietaria...strano le sfugga che quella con cui si sta lamentando è proprio sua sorella ovvero socia della proprietaria che...colpo di scena è proprio la ragazza per la quale vuole lamentarsi...senta, anche io amo andare alla pescheria, la trovo molto pittoresta e hanno del buon pesce ma so distinguere la differenza tra la pescheria ed una libreria che per quanto familiare possa essere è pur sempre un luogo di cultura e riflessione, capisco però che non tutti hanno l'intelligenza per distinguere il proprio salotto da un negozio rispettabile! la prego torni a stirare i calzini bianchi e le canottiere a suo marito e lasci la gente in pace per lavorare! grazie per il tempo concessomi e buona sera.
sarei stato brusco? istintivo? maleducato? forse o forse no. fatto è che con certe persone sarebbe proprio un peccato farsi sfuggire l'occasione di dire le cose in faccia.

venerdì 11 febbraio 2011

libertà civile, libertà di diritti o solo bigottismo dal passato?

mi ero proposto, almeno per qualche giorno, di non scrivere di politica, opinioni plitiche o opinioni sul nostro attuale persidente del consiglio. ma come faccio?
questa mattina come al solito, caffè e radio. di che si parla? della manifestazione di domenica a milano.
vorrei evitare di parlare della manifestazione in se e da chi l'ha organizzata, anche se su quest'ultimo argomento ci sarebbe veramente tanto di cui parlare, ma della cosa che sinceramente mi sconvolge ogni giorno di più. mi sconvolge proprio come quando credi che una certa cosa sia un fatto isolato o comunque un fenomeno limitato e invece ti accorgi che non è così.
si parla di prostituzione femminile, di libertà sessuale, ma ci si dimentica di parlare della libertà che ha un uomo a settanta anni di pagarsi una prostituta minorenne; ci si dimentica di dire che la ragazza probabilmente non è neanche una prosituta è una che partecipa ai suoi festini per scelta e ci si dimentica di dire che la ricompenza per queste "partecipazioni" sono denaro, successo, un posto in politica o in tv o in tv e dopo in politica, e in fine ci si dimentica che donne che vanno a questi festini, che probabilmente fanno sesso con il suddetto settantenne, probabilmente, se non fosse il presidente del consiglio e un ricco imprenditore non lo avrebbero guardato neanche col binocolo rovesciato e neanche per 5 milioni di euro.
fatto è che queste ragazze sprovvedute, vittime inconsapevoli, o forse no, dell'inesauribile fascino seduttore di un uomo ricco e potente, si sono trovate ad innescare una catena, una  bufera mediatica incredibile.
la cosa più incredibile è che è un fatto così logico che "lo sfruttamento della prostituzione" sia un reato; che invitare alle proprie festicciole ragazze bellissime semplicemente per avere qualcosa di bello da guardare sia svilente per le donne e per qualsiasi essere umano, tutto sembra così scontato che credi che tutti o la maggior parte delle persone pensino che tutto questo ambaradan di tette, culi, sesso, bunga bunga e soldi soldi soldi sia amorale e bieco...e invece? sorpresona mattutina? l'italia è veramente spezzata in due. ho sentito commenti che apprezzavano un uomo di settanta anni che va con una giovane prostituta e "beato lui che ancora lo può fare"
altri che rispondevano all'indignazione (politicizzata o no non voglio discuterne adesso) femminile dicendo che "essere prostitute è una scelta...nessuno ha puntato la pistola alle tempie di queste ragazze perchè erano consapevoli"
ora dico io, è vero, erano consapevoli, coscenti, ma perchè? se berlusconi non avesse avuto una lira...se le avessi invitate io quelle ragazze che sono più giovane, e concedetemi, forse anche più bello di berlusconi, che quantomeno ho più capelli più altezza...quelle ragazze ci sarebbero venute?
la risposta è semplice: sono prostitute è ovvio che vanno col più ricco...
tristezza...
non è triste usare una cosa meravigliosa come il sesso?
usare e sesso sono due parole che non si possono sentire nella stessa frase.
qualcuno a tale proposito inneggiava uno slogan: IL CORPO è MIO E LO GESTISCO IO...
siamo arrivati a questo punto? trasformiano uno slogan di libertà in un commercio? siamo arrivati al punto di confondere la LIBERTA' con la NECESSITA'; non siamo più in grado di distinguere il piacere dal bisogno?
il bisogno si; perchè chi si prostituisce non lo fa mai per piacere o per libera volontà, chi da il proprio corpo in cambio di soldi o favori o posti al ministero lo fa per soddisfare i propri bisogni, che sia il bisogno di soldi per pagare la bolletta della luce o il bisogno di appagare le proprie mire di potere...
ciononostante, a tutti quegli "intellettuali" di centrodestra vorrei dire:
fatevi un giro al porto di catania, fatevi una passeggiata in viale africa intorno a mezza notte, portateci i vostri figli e le vostre figle e spiegategli che quelle ragazze sono li per scelta, perchè hanno scelto liberamente di passeggiare tutta la notte e cadere tra le braccia di uomini sconosciuti in cambio di soldi. e se durante questa passeggiata siete fortunati e davanti a voi e alla vostra tenera figliuola e alla vostra cara e fedele mogliettina si ferma un cliente, spiegategli che quell'uomo non è li solo per "svuotare le sue frustrazioni" sulla passeggiatrice, che non è li solo perchè considera quella ragazza una cosa, neanche con cui divertirsi ma con c ui sfogarsi...ecco spegateglielo così.
il sesso è bello e va fatto, anzi va vissuto, goduto; ma essere liberi significa anche decidere come, dove e CON CHI farlo. il corpo è la cosa più bella e perfetta che esista in natura e va usato, come, dove e CON CHI si vuole: farlo diventare merce di scambio è la cosa più turpe che si possa fare.

ora sembra che si sia fatto un vilipendio alla prostituzione; no, non credo. 
mi chiedo solamente in che tipo di italia siamo finiti. un'italia che non si indigna.
non sto parlando di quel paese delle lotte operaie, un paese che lotta, che resiste...in fondo forse non ho mai creduto neanche a quello. siamo il paese delle contraddizioni, diamo il paese della corruzione, del sesso di nascosto e della morale pubblica, è sempre stato così fin dai tempi di cesare, siamo per eccellenza il paese de SI FA MA NON SI DICE; la mia indignazione più grande è che siamo arrivati a plasmare una nuova generazione he non capisce la differenza tra la libertà e il ledere la dignità degli altri e quel che è peggio che quando viene lesa la propria dignità non ci se ne accorge neanche, e se per caso qualcuno glie lo fa notare la risposta è: "beh pazienza, lui lo può fare, beato lui"
è proprio vero che viviamo in un mondo dove chi fa la cosa giusta deve chiedere scusa?

giovedì 10 febbraio 2011

da EDOARDO LANCI

credo che quello che segue non ha bisogno di presentazioni. per quanto mi riguarda è la battuta a cui sono più legato. legato si, non per motivi romanticamente ziccherosi anche se forse un motivo romantico c'è. Edoardo Lanci è un marchese, è un personaggio che mi porto avanti veramente da tanti anni, mi turba a volte e altre mi stupisce per ciò che pensa e che dice e che fa. durante una festa di compleanno un po particolare, quasi surreale ma assolutamente reale, forse anche troppo per lui, Edoardo si trova in una stanza affollata e (come spesso succede) completamente solo, con quel freddo dentro che neanche il suo migliore amico riesce a riscaldare. eppure il suo stato quasi catatonico non è privo di sentimento. è qui, proprio in questo punto, quando io stesso "vedendo la scena" mi chiedevo cosa sarebbe successo, temevo spaventosamente un ulteriore blocco di scrittura, e invece Edoardo, che fino ad allora era rimasto seduto ad osservare chi ballava, in un momento di silenzio e di risa che evaporano nella grande sala da ballo come ovattate da una campana di plastica che rendeva il suo isolamento forzato ed interiore ancora più acuto, Edoardo dico, si alza impiedi e, come se parlass con se stesso esprime tutto ciò che ha nel cuore...

"Scriverò per te le nuvole, e tutte parleranno del tuo amore; parlerò di te alle stelle, e queste mi risponderanno che sanno chi sei, perché sei un essere che discende da loro. Allora non mi rivolgerò più alla luna o alle stelle, descriverò il tuo cuore al sole e lui mi dirà che mi appartiene.
Niente al mondo potrà aiutarmi a descrivere quanto è pieno il mio cuore, e quanto l’amore delle mie viscere scivola e trabocca fino ai tuoi piedi; la mia carne, le mie ossa sono pervase di te.
Quando sono qui, nelle mie stanze, tra i miei libri, tra le mie cose, ho tutto e tutto mi manca. Perché l’aria leggera del tuo ricordo, così instabile mentre la sto afferrando tra le dita, mi sembra irraggiungibile. Un sogno nella veglia notturna, in cui l’oggetto amato, voluto e desiderato svanisce nel momento stesso in cui lo si è afferrato, e non si fa a tempo a dire “ecco sei mio” che si deve, con forza ammettere “non ti ho più”.
T’amo, t’amo come un germoglio ama l’albero da cui è nato, così vicino, così unico ma ad esso sempre si ispira e per tutta la vita cercherà di raggiungere le sue cime più alte, per sentirsi a lui più uguale.
Ti amo come l’inchiostro ama la pagina su cui è fissato in maniera indelebile, poiché solo così da senso alla sua esistenza.
Ho paura; temo di non aver il tempo. Ho paura di non riuscire a far di te ciò che ho nel cuore, con la paura e la speranza di peccare d’idolatria. Così lascio le mie parole al vento, all’alito che le trasporta al tuo cuore, e il loro significato alla tua anima"

panico da blog

eccomi, sinceramente credevo fosse più difficile e invece è solo un lavoro lungo e di pazienza ma alla fine non è difficile. considerando che di tecnologie ne capisco veramente molto poco e che mentre sto scrivendo ascolto "la cenerentola" di gioacchino rossini (che qualcuno definirebbe musica antica o da vecchi), credo si possa dire che preferisco di granlunga carta e penna e quindi se non fossi già in anticipo convinto di potercela fare non avrei mai cominciato.
ecco dicevo, è da tanto che volevo tenere un blog e ora eccomi qui; qui davanti allo schermo del mio pc e...e ora cosa scrivo? mentre lo creavo cercavo di dire a me stesso: "alfredo, uno tiene un blog perchè ha qualcosa da dire, ma se mentre lo crei non sai cosa ci scriverai che lo crei a fare?"
non avevo tutti i torti...
l'unica cosa che mi fa stare ancora qui e non mi fa scappare via urlando a prepararmi un caffè è che spesso ho molto da dire, insomma chi mi conosce bene sa che non sono certo uno di poche parole, anzi, qualche mio amico mi definirebbe proprio un chiacchierone. quindi ecco qui la motivazione: per evitare di uccidere qualche mio amico sotto "fiumi di parole" tutto quello che ho da dire o da "pensare" lo scrivo qui. questo è il vantaggio della scrittura...chi legge non è costretto a farlo.

cercanvo un argomento per inaugurare il blog. un argomento iniziale è una cosa seria: è quasi come dare un carattere al tutto...è una grossa responsabilità. mica si può cominciare con banalità. non vorrei un giorno svegliarmi nel cuore della notte e pensare al mio primo post e ricordare che era l'aumento delle alici alla pescheria...mi darebbe l'impressione che "battezzo" un blog dedicato all'odore di salamoia pesce salato.
devo davvero andare a prepararmi un caffè o sbucciare una mela. ecco: il panico da primo post.
Don Magnifico canta da dentro lo schermo del mio televisore...a proposito, ci credereste mai che un barone di provincia mezzo morto di fame cerca di far carriera sposando le figlie ad un principe e prima che pensare al matrimonio pianifica come concedere favori in cambio di Piastre d'argento? qualcuno oggi la chiamerebbe corruzione, e forse anche allora c'era chi la considerava tale...mi fa ridere che ha il palazzo che gli cade a pezzi e pensa allo stuolo di questuanti in cerca di raccomandazioni...è proprio vero che da 3000 anni a questa parte in italia è cambiato solamente il modo di vestire.
ecco cosa intendevo dire...credo che diventerò famoso più che per le mie commedie per i miei salti pindarici.
ritornando a cosa scrivere, cerca cerca ho trovato questa conversazione. qualcuno la troverà patetica ma credo che sia un buon modo per "cominciare qualcosa". chiedendo scusa per chi non si aspettava qualcosa di patetico (e neanche io lo confesso, me lo sarei aspettato) chiarisco che quanto riporto di seguito vuole essere più un augurio che altro.
BUONA LETTURA

- a cosa pensi?

- a nulla

- a nulla?

- guardavo il mare

- e cosa pensavi?

- stavo provando a paragonare il nostro amore a qualcosa

- cosa?

- penso che l'unica cosa a cui si possa paragonare il nostro amore è il mare?

- perchè il mare?

- perchè le stelle cadono, bruciano o si spengono; la terra trema ed è instabile; il sole manca ogni dodici ore; la luna sparisce così come si rivela e si mostra solo una volta; il fuoco si spegne e i fiumi sono fatti di acqua troppo giovane; i laghi si asciugano; i monti franano;

- e il mare?

- il mare, mosso o sereno, gonfio o placido, alto o basso, calmo o scrosciante, pericoloso o sicuro è sempre li e non ti delude mai nella sua essenza.

- il nostro amore non è come il mare

- perchè?

- il nostro amore è come l'universo: l'universo è infinito, il mare no.