Visualizzazioni totali

mercoledì 30 aprile 2014

Lunedì Palazzo Platamone





Quanto mi sono trasferito a Catania qualche tempo fa, andavo in giro sentendomi fiero di vivere, finalmente, nella città in cui desideravo vivere. Avevo la soddisfazione e le speranze spontanee di chi ha appena raggiunto il primo dei suoi obiettivi.
Non c’erano molti musei, anzi a parte il Museo Diocesano, non ne ricordo nessuno; il castello Ursino era ancora chiuso e, a quanto sapevo allora, da anni si dibatteva la sua destinazione d’uso. Palazzo Valle restava su sostenuto solo dalla volontà dei passanti di non finirci sotto, il cortile Platamone era chiuso così come tanti altri cortili adesso aperti alla città e all’arte.

Lontani i tempi in cui il lunedì non c’è niente da fare se non il cinema, quello scorso io ed E. abbiamo deciso di uscire, era il suo giorno libero e ne abbiamo approfittato. Ereditavo dal fine settimana precedente un disperato bisogno d’arte, e il clima era particolarmente piacevole.
Tra una cosa e l’altra, zigzagando tra mandrie di turisti sorridenti e scolaresche in visita dai linguaggi strani, fuggendo da remoti recessi della memoria in cui anche io avevo la loro faccetta ingenuamente scaltra da liceale alla conquista del mondo, riusciamo ad arrivare al palazzo della cultura, aperto il lunedì pomeriggio.

Tra le esposizioni all’interno del cortile Platamone I like Catania, una presentazione breve della mostra in un sito diceva che sono esposte le trentacinque foto giudicate le migliori tra le categorie in gara…se queste erano le migliori temo che mi capitino sotto gli occhi le altre. Devo ammettere che non erano brutte ma solo indicibilmente banali. Tutte tranne due a mio parere più interessanti.
Un mio carissimo e stimatissimo critico a questo punto direbbe che la fotografia è morta! Non credo. Solo penso che i fotografi giusti erano tutti in vacanza. Comunque sia lode al merito di aver fornito qualcosa da vedere e da commentare che per me è sempre manna dal cielo.
Però mi chiedo, deve essere sempre così difficile trovare delle buone mostre fotografiche? È vero che ormai tutti posseggono una fotocamera più o meno professionale, ed è vero che una terra come la nostra ha talmente tanti scorci e colori da rendere indispensabile che qualcuno, chiunque esso sia, ne immortali un pezzo. Io stesso adoro questo tipo di safari cittadino. Ma una mostra con tanto di giuria?

Più interessanti sono le foto all’interno di una delle sale attigue: scatti cinematografici di alcuni fuori scena.

In realtà eravamo arrivati fin la incuriositi da una mostra di quadri che, a parere della gentile addetta alle informazioni turistiche dell’ufficio della provincia, doveva essere interessante.
In effetti la mostra era talmente interessante che per tutto il tempo abbiamo cercato di immaginare che tipo di appartamento si potesse inserire in quelle sale. I quadri? Una medioborghese abbastanza ricco da potersi permettere un nome importante da sfoggiare nel suo salotto, un pezzo d'arte, uno di quei pezzi di arte contemporanea che acquisiscono tanto significato quanto più è difficile trovargliene se non altro per il motivo che significato non ne hanno l’ombra ma che conferisce credibilità alla casa che lo ospita, chi sta cercando questo tipo di arte sicuramente potrebbe apprezzarli; io, evidentemente, non ho gusti così complessi;
Con questo non voglio dire che non ho apprezzato la mostra. Tutto il contrario: quelle opere grigio-marroni conferivano agli ambienti, già suggestivi in cui erano ospitati, un fascino tutto particolare, monacale. L’opera più interessante di tutte era una raffigurante stant’Agata posta dietro alla ringhiera di una scala chiusa, che ovviamente non apparteneva alla collezione.
Ma forse è questo il vero scopo dell’arte: farti evadere con lo spirito, anche da se stessa.

Tutt’altra evasione, invece, le opere della mostra “A prescindere dall’identità” che abbiamo avuto il privilegio di visitare in anteprima perché ancora in fase di allestimento.  Arte figurativa, sicuramente contemporanea più nel concetto che nelle forme quantomeno è interessante e non ha bisogno di spiegazioni. Devo ammettere che le tele, di grande formato, ancora non appese, rendevano le opere forse più intense perché in divenire. Lo consiglierò a Sergio Fiorentino, l’artista, la prossima volta che mi capiterà di incontrarlo, di pensare ad un allestimento più audace.
Mi sono perso in tutti quegli occhi, enormi occhi azzurri che mi fissavano. Dolci ma inquietanti nella loro armonia. Molte tele contengono figure gemelle e questo rende le cose ancora più interessanti. Una sorta gi gioco a trova le differenze che ti sprofonda inconsapevolmente del celeste degli sfondi. Credo debba essere questo lo scopo dell'arte contemporanea: spingersi al di là della struttura fisica, spiegarti quello che è ma senza dirlo e senza nasconderlo. Quando un ritratto non si fa ammirare per la sua perfezione o imperfezione tecnica ma ti fa intuire che c'è qualcosa sotto che forse può interessarti da vicino.



martedì 29 aprile 2014

I miei posti preferiti 1 - Via Penninello



Ci sono giorni in cui è davvero difficile che ti piaccia qualcosa della tua città. Non dipende dalle strade o dalla gente quanto, credo, dal tuo umore, da come esci di casa, da come ti senti.
Capita quindi che, mentre alcuni giorni, o periodi, ti sembra tutto meraviglioso e, anche quello che non fila come dovrebbe, quantomeno caratteristico, certi altri giorni invece noti tutto quello che va storto. Ebbene, proprio quando sembra che tutti siano impazziti e che il grado di degrado sia ormai altissimo nella sua bassezza, prima di cadere in depressione o, al contrario, aderire a qualche associazione o partito anti-tutto o firmare la prima petizione contro qualcosa che trovate nello stand più vicino (perché in questi momenti c’è sempre uno stand che protesta contro qualcosa) il mio metodo è sempre lo stesso da anni e funziona sempre: passare all’INTERNETTERIA.

Voglio inaugurare questa modesta rubrica del mio blog proprio con uno dei posti che frequento da più tempo e al quale sono legati così tanti ricordi che molti non riesco a ricordarli. L’ho visto evolversi, cambiare colori alle pareti, cambiare i tavoli e gli ombrelloni ma lo spirito che ci ritrovo fin dalla prima volta in cui sono entrato è sempre lo stesso…ah certo, anche noi siamo invecchiati nel frattempo…

È un localino in via penninello nato qualche anno fa sulla scia di numerosi altri internet point; ma al contrario di tutti gli altri, e come si può evincere dal nome niente affatto comune, non è mai stato un semplice posto dove connettersi ad internet ma il genio creativo della proprietaria è riuscita a creare un vero e proprio punto di ritrovo, una caffetteria accogliente e stimolante dal sapore decisamente europeo che in poco tempo è riuscita a popolarsi di tutti quegli strani individui, tra studenti e professionisti o aspiranti tali e avventori di passaggio che, trovando piacevole il clima amicale tra i tavoli, non di rado passano li il proprio tempo. Non è raro aggregarsi a sconosciuti che nel tavolo accanto giocano a “nomi cose città”. Personalmente tra quei tavolini ci ho preparato parecchi esami, conosciuto molti amici e scritto parecchio.
Questa formula geniale ha permesso che con “l’emancipazione” della rete, che è passata dai computers fissi a praticamente tutto, l’INTERNETTERIA riuscisse a mantenere l’ambient, grazie all’ottimo cibo, alla creatività di cui è letteralmente pervasa, alla piacevolezza della stradina in cui si trova, alla ineccepibile ed instancabile gestione di Simona, ed evolversi e crescere diventando un luogo quasi indispensabile per tanti e tante che come me ancora non riescono a fare di passarci qualche ora tra una commissione e l’altra in centro.

Una delle ultime scoperte/creazioni è il meraviglioso Cappuccino Marco dal nome del suo inventore: Catania probabilmente continuerà a soffrire dei propri difetti ma davanti ad un cappuccino così tutto il resto non ha commenti, e potrebbe anche darsi che tra una tisana e un tramezzino mi venga in mente qualche idea interessante per migliorare la città.



Se potessi avere 80 euro al mese...



Qualcuno critica la Picierno per l'affermazione secondo cui con 80 euro si può fare la spesa per due settimane. Esilarante il fatto che la critica arrivi da chi dice di vivere con molto meno (e che quindi con 80 euro dovrebbe essere abituato a fare la spesa per un mese); comunque io ci riesco benissimo a usare 6 euro al giorno per il cibo e sinceramente non patisco la fame. Posto che, come sempre in Italia, ogni mollica da parte del governo è gonfiata dagli uffici stampa fino a farla diventare la manna dal cielo, sostengo che le tanto declamate 80 euro non sono altro che una miseria ridicola! Una sorta di malriuscito contentino da dare alle bocche affamate del popolo. Però trovo irritante la critica a tutti i costi; anzi, la critica a tutti i costi è una cosa sacrosanta, quella faziosa e soprattutto senza alcun senso logico non solo è irritante ma anche, ne sono convinto, controproducente per chi la diffonde convinto di fare un servizio, o richiamare nuovi adepti al proprio “partito” (o, come va di moda oggi, movimento ect).
Qualcuno potrebbe, in effetti, ribattere che 80 euro per una persona che vive da sola è un conto ma 80 euro in una famiglia con una sola busta paga è tutto un altro discorso. È vero.  Il problema è che questa eventuale critica non farebbe altro che darmi ragione: la critica senza senso è irritante. Ovvero: il problema non è l’affermazione, per altro verosimile, della Picierno quanto il fatto, per esempio, che il governo sta dando il contentino senza risolvere il problema dell’occupazione.

Sono stanco di guardarmi attorno e vedere partiti populisti accaparrare consensi con critiche e affermazioni senza alcun senso logico. Sono stanco di vedere gente incapace di ragionare con la propria testa che applaude ad ogni battuta ben orchestrata anche se formulata in una lingua che non conosce ma di cui intuisce solo il significato.

Bisogna lottare per i problemi veri e non per le affermazioni di qualcuno. reinterpretando un vecchio detto, sembra che gli italiani (e se io non appartenessi a questo stato di nascita la troverei una cosa tanto esilarante quanto assurda) per venti anni abbiano mangiato l’asino con tutti gli zoccoli comprese interiora e pulci e adesso si lamentino per la coda; ma non perché non la mangerebbero, perché, oh si che la manderebbero giù come tutto il resto, ma  perché qualcuno gli fa notare che la coda risulta poco cotta e la salsa d’accompagnamento ha un pelo nel piatto.

Oggi, proprio oggi, questa mattina intendo, il problema italiano più importante è questo: “con 80 euro si fa la spesa per una settimana” esattamente come quello di ieri era “il traffico e il servizio d’ordine a Roma per la santificazione di due papi”

È per questo che voglio, ufficialmente e pubblicamente denunciare uno stato deleterio per tutti noi: Italiani siate, per carità, quello che siete sempre stati rendendo il nostro Paese quello che è: siate i geni creativi che hanno smantellato il Colosseo ritenendolo un’anticaglia per costruire San Pietro; Siate i bontemponi divertenti e goliardici che hanno creato capolavori del cinema, dell’arte e della musica;
Siate gli irrispettosi ipercattolici che mandarono al rogo migliaia di innocenti condannati da Savonarola ma che hanno permesso anche il miracolo della Cappella Sistina;
Siate i magnati dell’abusivismo edilizio che hanno reso, nei secoli, il duomo di Siracusa una meraviglia architettonica.
Insomma io auspico con tutto il cuore che gli italiani ritornino ad essere quei simpatici “menefottisti” che sono sempre stati e la smettano una volta per tutte di far finta di avere una coscienza sociale e politica che, dai tempi di Cesare, non hanno mai avuto!

venerdì 7 marzo 2014

Mille motivi per protestare





Leggo ogni giorno links che vengono condivisi sui socia-networks, alcuni divertenti, altri pateticamente teneri, altri richieste d’adozione per cani o gatti e altri, forse la maggioranza di pseudo-protesta socio-politica. Perché la chiamo pseudo-protesta? Perché spesso sono notizie “ispirate” alla verità, o peggio sono notizie vere ma delle quali viene omesso qualche particolare per cui diventano immediatamente notizie allarmanti. Dimostrano in effetti tutto il meraviglioso fascino della dialettica, quella capacità che consente di influenzare le menti di chi ascolta o legge con l’unica arma dell’uso selezionato e accurato delle parole.
Un esempio è un post che ho letto ieri, riguardava il Vesuvio, in breve il Vesuvio è in allerta eruzione e lo Stato non dice nulla.
A parte il fatto che sarebbe come dire: il fuoco brucia e lo Stato ci tiene disinformati.
Insomma, per prima cosa lo sanno tutti che il Vesuvio è un vulcano attivo anche se dormiente e che prima o poi erutterà;  in secondo luogo lo insegnano a scuola che tutta la zona vesuviana è costantemente in stato di allerta; e in fine, come fai a sapere tu che il Vesuvio sta per eruttare se è impossibile prevedere l’eruzione di un vulcano se non con solo qualche ora di anticipo? Semplice, lo sai perché stai dando una notizia scontata facendola apparire uno scoop!
Comunque questa mattina anche io mi sono reso conto di qualcosa che non va nel nostro Paese; che ci tengono nascosta una verità fondamentale a danno del cittadino. Ho deciso di condividere la mia protesta con tutti voi. Non so se qualcuno ne farà un link. Come dicono i blogger bravi, il mio dovere è informare le persone di quello che ci vogliono tenere nascosto. Buona indignazione a tutti!



LO STATO ITALIANO IGNORA LA NOSTRA SALUTE?
Studi (anche non troppo recenti) hanno dimostrato che, durante una crisi depressiva, un paio di scarpe, o una borsa, o un cappotto nuovi hanno sul cervello gli stessi effetti di un potente antidepressivo senza provocare però effetti collaterali. in pratica il rilascio delle endorfine nel momento in cui si striscia la carta di credito per pagare, è lo stesso di quello che stimolano le pillole antidepressive. Perchè quindi lo Stato Italiano ignora completamente questo diritto alla salute? mille euro a settimana da destinare allo shopping per me andrebbero benissimo e migliorerebbero il mio umore notevolmente e la mia produttività. Senza contare che più negozi e meno farmacie vorrebbe dire più lavoro per lavoranti non specializzati, e quindi, anche in questo caso, più lavoratori uguale gente più felice e quindi meno medicine. Vi siete mai chiesti perchè i membri della classe politica raggiungono lucidamente medie d'età nettamente superiori alla maggioranza della popolazione? È questa la verità che non vogliono dire a beneficio della casta dei farmacisti: una borsa al giorno leva il medico di torno. Perchè comprare uno sciroppo quando una sciarpa in cachemire oltre che più efficace dura senz’altro di più?
È ora di dire basta allo sfruttamento, rivendico il mio diritto alla salute!
DIRITTO ALLO SHOPPING = DIRITTO ALLA SALUTE
PIU' SHOPPING PER TUTTI

venerdì 14 febbraio 2014

Mi Piace



Alcune volte facebook mi ricorda tutte le persone che ho perso per strada, che non fanno più parte della mia vita nonostante per anni siano state così fondamentali; mi viene quasi voglia di cedere alla tentazione di cercarle, di digitare il loro nome e cognome nella barra di ricerca. Il nome lo ricordo perfettamente, faccio un po fatica col cognome ma a poco a poco viene fuori anche quello.
Mentre mi chiedo che fine abbiano fatto, dove vivano, con chi, cosa pensino e cosa sia cambiato nella loro vita, è inutile negare che la curiosità di sapere se anche loro ogni tanto ci pensano. Mentre una curiosa melanconia percorre a ritroso gli ultimi dieci anni della mia vita e mi fa apparire tutto come un’eternità che mi separa da un passato lontano ma solo nella memoria.
Poi, dalla mia pagina personale ritorno nella home-page e leggo i post dei miei più cari amici, quelli di ora; quelli che mi porto dietro da anni; quelli che sono gli amici adulti e non uno sbiadito ricordo adolescenziale. Probabilmente farò anche io la mia ricerca del tempo perduto consapevole che sia del tutto una perdita di tempo.
Facebook serve anche a questo: ti mette perennemente sotto gli occhi il tuo presente.
Sono grato per la vita che ho costruito per me stesso perché è parte della vita che avrò;
sono grato perché la sto costruendo amato e amando;
sono grato per le persone che frequento e a cui voglio bene; per gli amici che ho su fb che poi sono gli stessi che ho nella vita (selezionati e carissimi!); per il suono delle fusa dei miei due tesori che in questo momento sono accovacciati l’uno accanto all’altro; sono grato per le ore che si susseguono senza sosta e con i quali non si può tornare indietro; per tutto quello che non ho e forse non avrò mai perché mi daranno la forza della speranza e l’ottimismo della ricerca.

È tardi, i miei gatti hanno smesso le fusa e stanno già dormendo profondamente, ma prima di chiudere mi guardo tutto attorno e (dico a me stesso) sai che c’è? Mi piace!

venerdì 3 gennaio 2014

Portare i sogni nella vita reale: i linguaggi di Giorgio Cauchi



Vivere dentro un sogno, vivere un sogno ad occhi aperti, fatto da immagini reali. Questo significa sfogliare un libro di Giorgio Cauchi: perdersi tra le foto di un artista straordinario.

Già ci aveva conquistati con le luci ed i colori delle sue maschere nel primo libro Magia di un carnevale da sogno dove pagina dopo pagina mente e cuore si perdono in un viaggio immaginario tra figure magiche ed enigmatiche dai colori unici che solo la grande fotografia sa catturare.

Ho conosciuto Giorgio Cauchi in occasione della presentazione del suo primo libro, al cortile Platamone a Catania. Luogo assolutamente scenografico per una presentazione che lo è stata altrettanto, ma non poteva che essere così per un volume fotografico sulle maschere veneziane.

L’ho incontrato in occasione dell’uscita del suo secondo libro Piccole Perle. Lo conoscevo già come giovane fotografo dalle prospettive molto interessanti, un promettente artista da tenere d’occhio insomma, ma ora si presenta al pubblico e ai suoi affezionati con un volume di storie che si alternano alle sue foto. Confesso la mia perplessità. Amo le sue foto ed accolgo sempre con scetticismo le mescolanze spesso arbitrarie tra le varie arti. Il mio cervello tende a schematizzare e catalogare. Perché delle foto in se meravigliose, tanto da poter da sole costituire una meravigliosa opera d’arte, dovrebbero affiancarsi a della letteratura. Inoltre l’esperimento del Cauchi è ancora più audace. Quando, di solito, le immagini sono corredo alla scrittura (avviene il contrario solo per le didascalie), lui ha voluto che le immagini ispirassero le storie, facendo in modo che queste ultime sembrino quasi monche senza l’immagine che le ha generate. Narcisismo? Forse, quale artista non ne è peccatore! Ma l’idea in se funziona.
Oltretutto questa volta le foto sembrano meno patinate rispetto a quelle del primo volume, più reali, ovviamente non nella qualità dall’immagine ma negli atteggiamenti. Giorgio Cauchi questa volta è entrato davvero nello spirito, non del carnevale, ma delle maschere veneziane: non ha, infatti, fotografato delle maschere, ma creato dei personaggi.

Gli chiedo perché affiancare alle foto i testi, che forse non eccellono per originalità di scrittura e innovazione letteraria. La risposta è semplice: i testi sono semplici perché traggono origine dalle maschere che le ispirano. Le maschere sono li come le vedi, sta al lettore, come all’osservatore, perdersi, se vuole, tra le sue pieghe e i suoi colori o limitarsi ad apprezzarne superficialmente la piacevolezza. Inoltre le storie possono essere lette da chiunque, anche dai bambini, così come le maschere si mostrano a tutti, senza distinzione alcuna tra gi spettatori.

Siamo quasi all’origine di  un nuovo linguaggio, in cui è l’immagine ad essere propedeutica alla letteratura e non il contrario. Ma questo come concetto forse esisteva già nella società dell’immagine; merito del Cauchi è quello di portare questo concetto ai suoi massimi livelli espressivi, ovvero a quelli dell’arte.

È uscito il suo terzo libro Ancora un ultimo sospiro d’Amore. Scherzando prendo in giro la sua prolifica attività artistica: tre libri in tre anni, che non sono semplici romanzi ma veri e propri linguaggi espressivi dovrebbero dare il tempo ai suoi appassionati di digerirli prima di passare al successivo. Lui non ci bada: l’arte va servita, non imbrigliata. Un libro di poesie. Ebbene si, ancora un altro linguaggio artistico. Ma questa volta le poesie sono scritte da lui.

Inutile dire che la copertina non è una semplice fotografia ma un vero e proprio ritratto d’artista.
Titolo troppo lungo? Forse anche un po’ patetico? Non credo! Personalmente mi sono stancato di chi si fregia di ermetismo o perché non ha abbastanza contenuti o perché comunque “fa figo”; in oltre nelle pubblicazioni precedenti Giorgio Cauchi ha ampiamente dimostrato di vivere il suo mondo, di essere il suo mondo e di concederci di dagli un’occhiata dalle finestre aperte delle sue pagine, tutto ciò senza strizzare l’occhio ammiccante al romanticismo spicciolo per ingraziarsi il pubblico dei lettori.

Sto ancora cercando di riprendermi dal fatto che ad ogni lavoro nuovo corrisponde un nuovo linguaggio. La sua prossima fatica sarà la scultura? So che la sua risposta a questa domanda sarebbe un semplice e scioccante “probabilmente”. Quindi gli faccio una domanda altrettanto semplice ma diretta: “perché?”.
 - è una prova più che altro anche per me; per capire se arriva ciò che esprimo scrivendo.. se emoziona. Ogni tanto amo definirmi "Poeta del sincero amare".. chissà se in qualche modo possa trasparire

Ho imparato dall’amicizia col Cauchi che le sue risposte non sono mai ciò che ti aspetti perché hanno la capacità rara non di risolvere la domanda ma di aprirti le porte a mille risposte. Voglia di sperimentare nuovi linguaggi, Giorgio Cauchi, non vuole conquistare solo gli occhi o l’immaginazione dei suoi lettori, ma anche il cuore.

A questo punto cerco di capire secondo quali criteri, se ci sono, un artista come lui “sceglie” il linguaggio da usare di volta in volta. Spiega:

La fotografia è un atto passivo di percezione che cattura che crea un’intromissione mentre la scrittura un atto di esternazione, dal dentro al fuori

E allora che cosa è per te l'arte?
L'arte è un qualcosa che si ha dentro. Una espressione massima dei sensi che avviene attraverso vari canali. la poesia.. la scrittura.. la pittura.. il canto.. e cosi via. La liberazione dell' estro che si ha dentro
Per me è una forma di liberazione

Alfredo Polizzano