Visualizzazioni totali

giovedì 5 ottobre 2017

La Luna, il Bambino e il Diritto di Voto

Avete presente quando eravamo bambini e ancora esisteva la scuola elementare con una maestra dalla gonna a quadri e lo chignon? I bei tempi delle lavagne di lavagna e non schermi 3D a cristalli liquidi? Quando si usavano i quaderni e i tablet erano solo nei film di fantascienza?
Non è una operazione nostalgia ma per portarvi un pochino indietro e ricordarvi una storiella che, evidentemente non molti hanno imparato.
La suddetta maestra (che solitamente aveva degli occhiali anni settanta tipo Mina spessi come fondi di bottiglia e non era neanche simpatica) una volta raccontò di un popolo che era abituato a vivere a testa bassa e le uniche cose d cui era competente erano le cose della terra, polvere e vermi compresi, lerciume vario e radici, fango e poltiglia; di queste materie era un popolo di veri sapienti. Un giorno, sarebbe meglio dire una notte, uno di loro, forse il più curioso alzò la testa e con suo grandissimo stupore scoprì il cielo, blu e stellato, una vera meraviglia. Al centro di questa immensità una palla tonda e luminosa, evanescente e languida: la Luna.
Ancora incredulo per la scoperta volle condividerla con tutti e cominciò a chiamare gente da ogni parte e indicando il cielo diceva “guardate la Luna!” quando si accorse che tutto il popolo che gli si era radunato intorno, meravigliato non faceva altro che ragionare sul suo dito che la indicava perdendo il vero motivo per cui era stato chiamato.
In ogni caso tutti erano estremamente felici di aver trovato un nuovo argomento su cui scrivere tomi su tomi, IL Dito di chi ha scoperto la Luna.

Sta girando su internet questa immagine proposta come test di intelligenza con la domanda "delle due donne chi è la madre?"; ho letto centinaia di risposte, elucubrazioni su postura ed espressioni, posizione del bambino, tipologia di sedie eccetera eccetera. Ringrazio di nona vere il potere di togliere diritto di voto e patria potestà all'ottantacinquepercento di italiani/e adulti/e. La domanda mi pare abbastanza chiara: delle due DONNE, non fa riferimento ad altro, nè bambino, nè giochi, nulla. Indi la risposta sembrerebbe altrettanto ovvia.

Ma forse più che un test d intelligenza le risposte portano alla luce il problema degli italiani: Per sembrare più intelligenti si fissano a filosofeggiare su elementi che non hanno nessun nesso col problema da risolvere. 
 Troppo spesso ultimamente, va di moda tra i candidati non rispondere alle domande e farlo con questioni più o meno legittime (come il dito del nostro protagonista o il bambino nella foto) ma mirate a distogliere l'attenzione dall'argomento importante (la luna o la domanda stessa), porre sul tavolo talmente tanti elementi secondari da confondere le persone e addirittura convincerle della loro intelligenza nel concentrarsi sui dettagli insignificanti, un po’ come:
- come pensi di risolvere il problema del traffico?
- si ma le scie chimiche sono letali e i vaccini fanno morire più gente di quante ne salvino 

La Politica non è un test di intelligenza o una storiella delle elementari, è la vita che ci accomuna tutti, è la sopravvivenza di un popolo come tale. Per questo è importante concentrarsi sulle soluzioni reali ai problemi, quelle concrete. Andare a votare non solo è un diritto conquistato nei secoli ma un dovere di ogni cittadino e cittadina che si ritiene tale: Facciamolo responsabilmente!

lunedì 2 ottobre 2017

Non so se è la pioggia ma sono felice e tanto basta

Piove, quasi improvvisamente e io che approfittando del sole pomeridiano di questo pomeriggio, sabato pomeriggio, ho steso le lenzuola. Piove, non riesco ad innervosirmi per nulla al mondo quando piove, neanche quando so che tra mezz'ora dovrò chiudere la libreria e andare a prendere un bus per Siracusa. 
Felpa, cappuccio, tolgo gli occhiali per evitare che si bagnino, anche se so che qualche goccia mi costringerà ugualmente a pulirli (quanto trovo noioso pulire gli occhiali!), e via tra i marciapiedi lucenti e il bagliore dei lampioni riflessi sulla nera pietra lavica simile ad ossidiana. Sembrerà di camminare sul vetro, o su un mobile laccato nero come quei pavimenti degli anni novanta di marmo nero, cocì lucido e lindo che avresti voluto volarci sopra pur di non lasciare aloni, sempre odorosi di mastro lindo al limone.

Piove, e mi ricorda che ho dimentcato l'ombrello. Rilassante e rassicurante il rumore della pioggia durante un viaggio in cui non sei tu a guidare; è freddo e umido ma pazienza. Le ossa urlano vendetta da quasta mattina: questo è il periodo dell'anno in cui il dolore mi costringe a contare una per una tutti i legamenti, le giunture, i nervi di cui il mio corpo è costituito. Un dolore sordo simile all'angoscia che sopporto fin da quando ero bambino. Nella mente di un bambino il proprio corpo è l'involucro che da forma all'essenza umana. Prima dei dieci anni ero solo Alfredo con tutto ciò che questo poteva significare, occhi azzurri, capelli inspiegabilmente difficili da sistemare, mani, gambe non erano altro che caratteristiche come la mia curiosità o la capacità di restare immobile durante le visite parentali della domenica pomeriggio.

Ora capisco che anca, ginocchio e caviglia sono solo un piccolo prezzo da pagare (pagare a chi e perchè?). No, non un prezzo, sono una eredità di famiglia. Una cosa del tipo: "cosa ti ha lasciato tuo nonno morendo? - i reumatismi.

Inesieme all'odore e al rumore della pioggia c'è quella sensazone strana di passare una serata tranquilla, una pizza, un film e fragranti braccia che mi fanno da coperta. E' strano come una sensazione riesca a far parte della tua vita così timidamente ma così prepotentemente. Dormire confortato da un leggerissimo contatto fisico, il palmo della mano accanto alla gamba, il suono di un resporo, sentire il braccio che, nella notte, mi cerca per essere sicuro che ci sono.

Non so se è il umore della pioggia, la prospettiva per la serata o la consapevolezza dolorosa del mio corpo ma so di essere felice, e tanto basta per godere di questo momento.